30 dicembre 2009

TORRENTE RESIA





















L’amministrazione comunale, in maniera compatta, ha detto no alla centralina idroelettrica in località “Ponte Rop”. Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale infatti, è stato deliberato all’unanimità, il non interesse alla realizzazione della centralina sul torrente Resia.

25 dicembre 2009

INVERNO
















Quando la terra
è fredda e dura,
quando si chiude
nel ghiaccio e nel gelo,
quando son nude
le piante in cielo
sembrano macchie sul tuo quaderno:
questo è l'Inverno.
(Roberto Piumini)

Notizie

La cornacchia è un uccello passeriforme della famiglia dei "Corvidi". In Italia esistono due specie: la più comune detta "Cornacchia bigia" (Corvus cornix), stazionaria e nidificante nel nostro paese; l’altra, più rara e di passaggio, detta "Cornacchia nera" (Corvus coronae).La prima, nera, ha il mantello e il ventre cenerino-perlato, le ali sono lunghe 30 centimetri; la seconda di un nero uniforme a riflessi metallici, con ali lunghe 32 centimetri, probabilmente stazionaria in Val Padana, è rara e di passaggio al sud.Ambedue misurano circa 50 centimetri, si accoppiano anche fra loro e nidificano sugli alberi o sulle rocce; come le gazze, le cornacchie sono ladre ed emettono suoni sgradevoli. La cornacchia si ciba di rifiuti d’ogni genere, di invertebrati, di piccoli vertebrati e di frutta; intelligentissima è addomesticabile.I n genere è considerata un uccello dannoso all’agricoltura per la distruzione che compie alle coltivazioni anche se elimina i piccoli animali nocivi. Costruisce un nido di ramoscelli e paglia in cui depone 4 – 5 uova macchiate.Normalmente è solitaria o al massimo in coppia.

14 novembre 2009

MUSCHIO, VISCHIO, PUNGITOPO



Non c'è un vero presepe, anche se costruito con fantasia, se non si forma prima una base con del muschio, vero, freschissimo, molle, profumato, magari raccolto con le mani ifreddolite dal gelo, se prima di Natale ha già nevicato. Il muschio infatti cresce in luoghi umidi, sul terreno, sui sassi e sulla corteccia degli alberi. A seconda di dove cresce, assume colori diversi, che vanno dal verde chiaro al verde scuro.Un'altra pianta usata per abbellire il presepe è il pungitopo (ruscus aculeatus), con le sue belle bacche rosse che si può trovare nel sottobosco. E' una pianta cespugliosa sempreverde, resistente al freddo. Cresce in zone boschive fino agli 800 m. di altezza. Per questa pianta, assieme all'agrifoglio, il legame con riti e tradizioni pagane è evidente: gli antichi Romani li piantavano vicino alle case perchè pensavano tenessero lontani i malefici. In Inghilterra, Francia, Svizzera e Germania i contadini usavano appendere ramoscelli di queste piante per difendersi dalle streghe e nelle stalle per propiziare la fecondità degli animali. Come l'agrifoglio è considerato un portafortuna.
Altra usanza per le feste natalizie, è quella di appendere rametti di vischio (viscum album), agli usci delle case. Questa usanza ci giunge dai Celti, che consideravano il Vischio una pianta misteriosa donata dagli dei perchè non aveva radici e cresceva come parassita sul ramo di un'altra pianta. Favoleggiavano che nascesse là dove era caduta la folgore, simbolo di una discesa della divinità.

08 novembre 2009

I RESIANI NON SONO BULGARI, NON SLOVENI, NON SERBO-CROATI...

JAN BAUDOUIN DE COURTENAY

I Resiani, di numero circa 3300, abitano nell’angolo settentrionale-orientale dell’Italia, nel distretto di Moggio, provincia di Udine. Il loro territorio tocca l’Impero austriaco, e consiste nelle due vallate, la grande Valle di Resia e la piccola Valle di Uccea, dove si trovano non molto più di 500 abitanti. Il Monte Canino separa la Valle di Resia dall’Impero austriaco, mentre la Valle d’Uccea è aperta appunto verso l’Austria. La più vicina stazione ferroviaria di Resia è Resiutta, dalla quale si passa nella Valle di Resia per una strada fra le montagne da ambedue le parti.…Fra il popolo, anzi fra le persone intelligenti della Resia stessa e dei paesi vicini è divulgata la leggenda, che i Resiani provengono dalla Russia, e per conseguenza sono Russi, ossia in ogni caso più affini ai Russi, che non agli altri popoli slavi. Per provare che questa leggenda è una favola popolare, senza veruna base scientifica, basta la seguente riflessione:

1) Se i Resiani fossero Russi, allora non potrebbero avere: gláva o hláva o láva ‘testa,’ bráda ‘barba,’ klás ‘spiga,’ lás ‘capello,’ vrána ‘cornacchia,’ kráva ‘vacca,’ srída ‘mercoledì,’ bríg o bríh ‘riva,’ ec., ma necessariamente colla svarabhakti (“polnoglasije”) russa, golovà o holovà, borodà, kòlos, vòlos, voròna, koròva, seredà, bèreg, ec.

2)Se i Resiani fossero Russi, dovrebbero avere plác'at (pláciat) ‘pagare,’ berèz'a (z' = francese j) ‘gravida,’ (parlando delle bestie), ec., e non, come hanno, plátjat, brœ`ja o brœ`a, ec.

In simile maniera possiamo dimostrare, che i Resiani non sono Bulgari, non Sloveni nel senso proprio di questa parola, non Serbo-Croati nel senso stretto, ec., e che ci rappresentano, dal punto di vista glottologico, una stirpe slava indipendente.
…..Di tutti i loro vicini Slavi, i Resiani hanno nella lingua la più grande rassomiglianza con gli altri Slavi del Veneto…. Così, per quanto posso io conchiudere dalla lingua stessa, la base del resiano appartiene alla stessa stirpe slava, di cui è la più occidentale parte delle lingue e dialetti slavi meridionali (Istria, Quarnero, San Pietro, Gemona, Tarcento, ec.). Ma ciò non basta, essendo questo solamente la base slava del resiano. Intanto già una superficiale osservazione delle fisionomie degli abitanti della Resia basta per avere un indizio, che non è questo un popolo puro slavo. Molto più decisiva è la investigazione dei loro dialetti: sì, dialetti, non dialetto, giacché i Resiani hanno quattro dialetti molto divergenti fra loro (San Giorgio, Gniva, Stolvizza, Oseacco) ed oltracciò due più piccole sfumature (Sul Prato, Uccea), non parlando poi delle particolarità individuali d’ogni villaggetto. In tutti questi dialetti sono comuni le tracce della influenza straniera. La differenza fra loro invece è fondata sulla differente manifestazione dell’elemento slavo.

Benché il resiano sia in alcuni riguardi molto simile allo slavo dei distretti di Gemona, di Tarcento, ec., nulladimeno vi sono enormi divergenze, anzi vorrei dire, quasi un intiero abisso fra il carattere generale dei dialetti resiani da una parte ed i dialetti slavi di Gemona, di Tarcento, ec., dall’altra.


“Note glottologiche intorno alle lingue slave e questioni di morfologia e fonologia ario-europea”,in Atti del IV Congresso Internazionale degli Orientalisti tenuto in Firenze nel settembre 1878 vol. 2
Firenze: Successori Le Monnier, 1881
pp. 3-29


NB In questo interessante scritto di BOUDOUIN DE COURTENAY è da notare anche il suo modo comprensibilissimo di scrivere il resiano.


07 novembre 2009

IL PETTIROSSO

















Non è raro vedere, dalle nostre parti, questo grazioso uccellino: il pettirosso. È di aspetto paffuto, senza collo. In età adulta ha il petto e la fronte colorati di arancio. Il resto del piumaggio è di colore bruno oliva. Il comportamento è confidente rispetto all'uomo ed ha attitudini vivaci. Spesso quando si lavora in giardino e si rigira la terra si avvicina per ricercare vermi o insetti venuti alla luce. È presente tutto l'anno, insettivoro, migratore a breve raggio, territoriale anche durante lo svernamento. E' presente in giardini, siepi, boschetti, boschi con sottobosco. Nidifica nei buchi o nelle spaccature di alberi, ai piedi delle siepi, nell'edera o anche in vecchi oggetti lasciati dall'uomo. Il nido ha la forma di una tazza ed è perfettamente rotondo.