13 novembre 2015

Riflessioni sulle origini dei RESIANI

Interessante riflessione di don ANGELO ARBOIT, sacerdote e studioso, sui Resiani

"Ma donde venne questa colonia? Non si sa. Alcuni ve la dicono spedita dai Veneziani, altri staccata dagli Slavi di Tarcento, altri da altri luoghi. Non potrebbe esser venuta invece da quella terra dal Roso che Virgilio nelle Georgiche chiama marziale: “Rhesi mavortia tellus”?... I resiani chiamano sé stessi: rossi, russi, rossiani. E’ probabile che sieno russi slavi; ma non è probabile ancora che prima di trasmigrare in Russia dimorassero nella Rhesia Antica che doveva essere, se mi serve la memoria, tra la Macedonia e i moderni Balcani. Non hanno dessi seguito l’uso degli emigranti greci e orientali dando lo stesso nome al fiume ed al paese?"


 ANGELO ARBOIT
Giornale di Udine
4/213; 4/214, 1869

23 ottobre 2015

Val Resia....magico Autunno!

Strada che collega Uccea a Sella Carnizza

28 maggio 2015

22 maggio 2015

Indignazione della popolazione resiana



Segnalato sulla pagina facebook di RAI3

La popolazione resiana (VAL RESIA,Ud - Friuli Venezia Giulia)) si sente profondamente offesa e indignata per il titolo di questo video, dove, la stessa viene definita come " Sloveni in Friuli", mentre è scientificamente provato anche attraverso lo studio del DNA che non si tratta di popolazione Slovena. Vi ringraziamo per l'attenzione sperando in una pronta rettifica.

07 marzo 2015

Helleborus niger o Rosa di Natale

E' una pianta erbacea perenne, rizomatosa, dai grandi fiori bianchi, che fiorisce a fine inverno e inizio Primavera. E' facile trovarla nei nostri boschi....è un primo segno di Primavera.

La poesia di un antico poeta resiano


Ripubblico volentieri questa breve poesia, scritta  da un antico poeta popolare resiano.
L'avevo trovata, scorrendo tra le pagine della prefazione di un testo dell’illustre studioso e filologo polacco G. BAUDOUIN DE COURTENAY. In essa, viene descritta, senza artifici ma con molta forza, la condizione del terreno scarso e ingrato della Vallata, da cui non era possibile ricavare il necessario per il sostentamento, in quei tempi lontani.

Koj wuna wèrh mi pridowa,
ki pawsorod mi vyduwa,
tje tà nu soe polédnowa,
je màkoj skàla anu rob.
Tje nùtaub dno mi vyduwa,
je màkoj woda ano pròd.

Traduzione tratta dal testo:

Quando ci arrampichiamo sulla sommità,
da qualunque parte guardiamo,
non ci stanno davanti che rocce e burroni.
Guardando giù non si vedono
che acqua, sassi e sabbia.



 foto Giovanni Madotto

01 febbraio 2015